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Domenica 25 ottobre 2026

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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24/10/2026

Angelo Prato e Vincenza Parini: il medico e la maestra che avevano aiutato San Giuliano a crescere

La puntata 743 di «La mia cara Alessandria», del 25 ottobre 2026, ritrova le vicende dei coniugi Prato: assistenza ai poveri, prevenzione delle malattie, mutuo soccorso e istruzione nella vita della Fraschetta. Anche su Alessandria24

   

Angelo Prato e Vincenza Parini: il medico e la maestra che avevano aiutato San Giuliano a crescere

Una lapide può conservare due nomi molto più a lungo della memoria delle loro azioni. Le persone passano davanti all’iscrizione, la riconoscono come parte della propria chiesa o del proprio paese, ma non sempre sanno quale storia abbia voluto custodire. Era accaduto anche per Angelo Prato e Vincenza Parini, i coniugi Prato di San Giuliano Vecchio. Un medico e una maestra che avevano dedicato alla comunità il proprio lavoro e una parte importante delle proprie risorse. Le loro vicende avevano attraversato malattie, povertà, istruzione e organizzazione dell’aiuto. Le ragioni di una lapide Le appassionate ricerche dell’architetto Chiara Francesca Robboni mi hanno permesso di accostare materiali diversi: un manoscritto sull’opera dei coniugi, una ricostruzione della discendenza, gli scritti della figlia Albertina e il lavoro sul primo asilo nella Fraschetta già affrontato nel quarto Dizionario degli alessandrini illustri. Albertina Prato, maestra anche lei, era stata protagonista di precedenti ricerche sulla scuola e sulla dedizione ai bambini. Il nostro percorso questa volta risale ai suoi genitori, per comprendere l’ambiente nel quale quella storia educativa aveva preso avvio. Il documento dal quale prende forma il racconto era stato destinato all’archivio parrocchiale. Si presenta come un breve cenno sull’opera del dottor Angelo Prato e della maestra Vincenza Parini, composto per spiegare la lapide posta nella cappella di Sant’Antonio della chiesa parrocchiale. La carta aveva offerto il racconto, la pietra aveva conservato il riconoscimento. Cinquant’anni dalla parte dei malati Angelo Prato era nato nel 1833 ed era morto nel 1916. La nota biografica pubblicata con il diario della figlia lo indicava come originario di Mandrogne e come chirurgo e flebotomo di San Giuliano. Il manoscritto parrocchiale gli attribuiva circa cinquant’anni di esercizio professionale. Era stata una presenza capace di accompagnare più generazioni. Il ricordo ne sottolineava soprattutto l’umanità, la generosità e l’assistenza instancabile ai poveri. La malattia, per una famiglia già in difficoltà, poteva compromettere anche il lavoro e il sostentamento. La disponibilità del medico assumeva quindi un significato che oltrepassava la singola visita, raggiungendo persone per le quali curarsi era particolarmente difficile. La cura era diventata prevenzione Il manoscritto ricordava l’intervento di Angelo durante epidemie di tifo e colera, collocandone l’attività fra San Giuliano Vecchio, San Giuliano Nuovo, Mandrogne e Cascinagrossa. Il suo servizio aveva superato i confini di un solo paese. Aveva raggiunto famiglie e comunità nelle quali all’assistenza dei malati si era affiancato l’impegno per impedire la diffusione delle malattie. A questa attività il documento associava la divulgazione delle conoscenze d’igiene. Il sapere del medico era così uscito dalla visita ed era diventato qualcosa che le persone potevano apprendere e applicare nella vita quotidiana. Nelle carte emergeva anche un’attenzione al risparmio, all’istruzione, al lavoro e alle colture. Erano aspetti che, nelle case, si presentavano insieme: curarsi, procurarsi il nutrimento, educare i figli e affrontare un imprevisto facevano parte della stessa ricerca di sicurezza. Quando l’aiuto aveva preso la forma di un’istituzione La nota biografica curata da Giulio Massobrio attribuiva ad Angelo Prato la fondazione della Società di Mutuo Soccorso nel 1880 e della Cassa Rurale di Previdenza nel 1885. Il manoscritto ricordava anch’esso la Società di Mutuo Soccorso, descrivendone gli scopi assistenziali, culturali, civili e patriottici. L’impegno personale aveva così contribuito a costruire forme organizzate di collaborazione. Un bisogno individuale poteva essere affrontato attraverso la partecipazione collettiva; l’aiuto poteva trovare una continuità oltre il singolo intervento. Anche la previdenza esprimeva uno sguardo rivolto al futuro: prepararsi alle difficoltà prima che queste compromettessero l’equilibrio di una famiglia. Il documento ricordava inoltre l’incoraggiamento delle iniziative utili e la diffusione di metodi per migliorare le colture. Non specificava le tecniche promosse: sarebbe dunque improprio attribuire ad Angelo particolari invenzioni agricole. Restituiva però il ritratto di un medico interessato alle condizioni del lavoro dal quale dipendeva la vita di tante famiglie. Vincenza, una presenza nella scuola Accanto ad Angelo aveva operato Vincenza Parini, chiamata Vincenzina in altre carte. Era nata a Sale nel 1835 ed era morta nel 1916, lo stesso anno del marito. Il manoscritto la indicava come figlia del capitano medico Giovanni Parini. La biografia pubblicata con il diario di Albertina ricordava l’inizio del suo insegnamento a San Giuliano nel 1857; il profilo parrocchiale la presentava come la prima maestra del sobborgo, attribuendole circa quarant’anni di lavoro. Alla lunga presenza del medico si era affiancata una lunga presenza educativa. Vincenza aveva avuto un ruolo pubblico riconoscibile, legato alla scuola e alla formazione dei bambini. Da lei riprenderò il racconto nella prossima puntata.

Piercarlo Fabbio

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria