Dimensione del carattere 

Martedì 3 febbraio 2026

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

Ricerca avanzata

03/02/2026

Caratteri, teatro e Accademia degli immobili in Alessandria

Un Cinquecento alessandrino sorprendentemente vitale, tra l’impressione degli stampi, il lavorio degli intellettuali e le prime tavole di un palcoscenico che… mancano. Dalla radio alla stampa

   

Caratteri, teatro e Accademia degli immobili in Alessandria

Senza nome 1

Nel corso di una precedente puntata della nostra rubrica si era già fatto cenno all’evoluzione della stampa ad Alessandria, a partire dalla pubblicazione degli Statuti comunali con la tecnica dei caratteri mobili, fino alle opere di Lancillotto Gallia curate da Ercole Quinziano. Ci si trovava ormai nel tardo Cinquecento, oltre un secolo dopo l’invenzione di Gutenberg: le nuove tecnologie si diffondevano lentamente, ma Alessandria non era rimasta affatto ai margini di questo processo.

Proprio sul finire del secolo la città aveva conosciuto una fase di vivacità culturale e tipografica non trascurabile, sostenuta dall’attività di stampatori, letterati e istituzioni cittadine che avevano contribuito a costruire una solida tradizione libraria.

 

Tipografia, teatro e Accademia degli Immobili

Figura centrale di questa stagione era stato Ercole Quinziano, che nel 1569 aveva pubblicato Lo scolaro, commedia di Nicolò dal Pozzo in onore del cardinale alessandrino Michele Bonelli. L’opera era stata rappresentata nello stesso anno in occasione dell’inaugurazione dell’Accademia degli Immobili, istituzione culturale cittadina composta da uomini di primo piano e incardinata sotto l’autorità vescovile, con una marcata propensione per le scienze umanistiche.

L’assenza di un teatro stabile non costituiva un limite insuperabile. Per secoli, infatti, le rappresentazioni avevano trovato spazio su sagrati, piazze o strutture provvisorie, secondo una concezione dello spazio scenico ben diversa da quella moderna. Alessandria avrebbe avuto un teatro pubblico soltanto nel 1729, con l’apertura del teatro di Palazzo Guasco. Un precedente tentativo, promosso nel 1699 dal governatore della Cittadella don Agostino Medina, che aveva lanciato una sottoscrizione tra i nobili per la costruzione di una sala teatrale in Platea Maior, nei pressi della cappella di San Giuseppe dell’antico Duomo, non aveva avuto seguito a causa del mutato contesto politico e militare, alla vigilia dell’arrivo dei Savoia.

 

 

Stampatori, libri e immagini tra Cinque e Seicento

L’attività tipografica alessandrina del periodo è ben documentata dalle fonti. Piero Angiolini, nel suo studio sulla storia della stampa locale, ricordava che “(…) nel 1577 fu stampato in Alessandria sempre ‘appresso Hercole Quinciano’ un ‘Pianto della città di Milano per la Pestilenza del 1576’, descrizione di Oliviero Panizzone Sacco, cittadino alessandrino; (…) lo stesso stampatore pubblicava nel 1599 un’Opera del Signor Annibal Guasco in ottava rima, per la ‘Natività del Signore’; opera dedicata in data 24 novembre 1599, al Duca di Savoia Carlo Emanuele”.

La produzione di un libro richiedeva tempi lunghi e un lavoro minuzioso: dalla composizione lettera per lettera dei caratteri alla stampa, dalla piegatura dei fogli alla legatura, spesso eseguita successivamente e interamente a mano. Non era raro che i volumi venissero venduti in fascicoli, affidando poi al lettore la scelta del legatore, dei materiali e delle decorazioni, con un inevitabile allungamento dei tempi di fruizione del testo.

Allargando lo sguardo al contesto territoriale, Casale Monferrato aveva visto già nel 1481 la pubblicazione del primo libro a stampa, mentre numerosi tipografi alessandrini avevano operato a Venezia e a Valenza. Ne conosciamo i nomi: Gerardo da Alessandria, Tommaso e Bartolomeo Blavis, Antonio e Nicolao Battibovi, Gerolamo da Alessandria, frate Stefano De Giorgis da Bassignana; e ancora, a Valenza, Antonio e Andrea Stanchi, Giovanni e Lorenzo Rossi. Si trattava di una classe di artigiani che, pur estranea alle famiglie decurionali, si era progressivamente affrancata dall’economia agricola per intraprendere la strada, tutt’altro che semplice, della produzione culturale.

Un punto fermo della tipografia cittadina resta il Codex Statutorum stampato nel 1547 dai Moscheni. I fratelli Francesco e Simone, originari di Bergamo, avevano operato a Milano e a Pavia prima di impiantare bottega ad Alessandria. Ugo Boccassi ricordava che: “Nella loro prima marca figuravano un dottore ed un guerriero simboleggianti l'unione della scienza con la forza” accompagnati dal motto unum nihil, duos plurime posse. Nelle edizioni alessandrine, invece, il contrassegno raffigurava tre mosche, evidente allusione al cognome. Accanto a loro operava anche Giovan Battista Moscheni, che il 20 febbraio 1569, con atto del notaio Lemuggio, era stato approvato stampatore della città.

Il Codex presentava un ricco apparato iconografico. Nel frontespizio comparivano i tondi dei santi patroni Baudolino e Valerio e, al centro, una veduta dell’Alessandria del tempo: il ponte coperto sul Tanaro, le chiese di San Siro e di Santa Maria di Castello, il campanile di San Giovanni del Cappuccio, oggi San Rocco, il traffico fluviale con i mulini natanti. La stampa delle immagini era avvenuta con ogni probabilità mediante la tecnica xilografica, la più diffusa per la combinazione di testo e figure.

I Moscheni avevano inoltre impresso tre decreti e, nel 1549, un volume intitolato Elegia, opera di Giovanni Ursino, dottore medico e poeta laureato.

 

Il percorso si interrompe qui solo per ragioni di spazio. I primi tratti di una storia complessa sono stati delineati, ma restano ancora ampi margini per approfondire il ruolo svolto da Alessandria nella diffusione della stampa tra Cinquecento e primo Seicento.

 

Piercarlo Fabbio

 

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria