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Mercoledì 11 febbraio 2026

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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07/02/2026

L’Almanach di Litta Parodi e le terribili condizioni della scuola elementare

Il lavoro di Natalino Ferrari anche quest’anno si inerpica nella storia del sobborgo, rivelando più di un particolare sulle vicende della Frascheta. Dalla radio alla stampa 707

   

L’Almanach di Litta Parodi e le terribili condizioni della scuola elementare

Vi parlo di un calendario davver

Vi parlo di un calendario davvero particolare, perché dedicato ogni anno alla storia di un sobborgo di Alessandria: l’Almanach de Lita e d’ Parod, che anche quest’anno propone la sua edizione 2026.

Si tratta di un lavoro di grande qualità, curato da Natalino Ferrari, capace di tenere insieme la ricerca documentaria, la restituzione delle fonti e l’attenzione per la memoria civica di una comunità.

Accanto al calendario, l’Almanach offre anche lo spunto per ricordare almeno altri due elementi che definiscono l’identità di Litta Parodi. Il Circolo ricreativo del sobborgo, intitolato a Piercarlo Bocchio, dirigente pubblico che ha dedicato l’intera esistenza alla comunità alessandrina, è divenuto un vero centro d’incontro comunale. E poi vi è la specialità gastronomica locale, i rabaton, che hanno ottenuto la Denominazione Comunale d’Origine (DeCo), a tutela non soltanto della ricetta e del metodo di preparazione, ma soprattutto dei valori culturali che li rendono un simbolo condiviso.

Se questi elementi parlano del presente, dell’attività quotidiana e della vita di comunità, molte delle pagine dell’Almanach riportano invece lo sguardo indietro nel tempo, offrendo documenti capaci di illuminare aspetti meno noti della storia amministrativa cittadina.

 

Le scuole suburbane all’inizio del Novecento

Tra questi materiali emerge una documentazione di inizio Novecento relativa alle condizioni delle scuole elementari suburbane. In particolare, il 29 ottobre 1902 l’ispettore scolastico Secondo Lorenzetti aveva redatto una relazione nella quale segnalava una situazione che giudicava grave e non più rinviabile.

All’epoca il Municipio si faceva carico sia dell’affitto dei locali scolastici presso privati, sia delle spese per il personale, comprese maestre e maestri. Le segnalazioni di Lorenzetti, che conosciamo anche grazie ad altre sue interessanti relazioni sulla qualità dell’insegnamento e sullo stato degli edifici scolastici, erano indirizzate direttamente a Giovanni Zoppi, allora assessore all’Istruzione del Comune di Alessandria.

Zoppi era una figura di primo piano della vita culturale cittadina: per esempio, negli anni successivi avrebbe fondato, insieme ad Arturo Mensi e Mario Levi De Veali, la rivista mensile Alexandria. In quegli anni, la scuola non era ancora divenuta terreno di scontro politico. Lo sarebbe diventata solo qualche anno dopo, quando i socialisti, a partire dal 1907, avrebbero potuto contare anche sull’apporto di un grande educatore come Carlo Zanzi.

 

Condizioni materiali e gestione amministrativa

Il contesto politico cittadino era nel frattempo mutato. Dopo le elezioni amministrative del dicembre 1899, la guida del Comune era passata ad Antonio Franzini, esponente dell’area liberale, che aveva sostituito Paolo Sacco, orologiaio di Spinetta e primo sindaco socialista della città, rimasto in carica per meno di un anno. Questo passaggio non era secondario, perché aiuta a comprendere il tono delle lettere di Lorenzetti.

Non ci si trovava ancora di fronte a una polemica ideologica o a una contrapposizione politica. Le osservazioni dell’ispettore erano quelle di un funzionario che, con grande concretezza, richiamava l’attenzione dell’amministrazione su problemi molto pratici, legati alla vita quotidiana dei sobborghi.

Lorenzetti segnalava l’assenza di adeguate opere di scolo, il fango che si accumulava davanti agli ingressi delle scuole suburbane, le difficoltà di accesso per i bambini e le conseguenze sulla pulizia degli ambienti interni. In una delle sue relazioni scriveva:

Troppo di frequente avviene di trovare che le adiacenze degli edifizi scolastici suburbani isolati o comunque segregati dalle altre abitazioni sono convertite in depositi d’immondizie corporali per non dire in cessi pubblici; e per quanto io mi studiai di rimediare a questo sconcio con raccomandazioni agli scolari e con sollecitazioni agli abitanti per mezzo dei sig. Delegati Municipali e delle Guardie Campestri in troppi luoghi perdura tuttavia questo grave inconveniente, che è indizio di rozzi ed incivili costumi.

 

Dietro quelle parole, che parlano di terra, di acqua stagnante e di scarpe infangate, si intravedeva una fase delicata della storia amministrativa della città, nella quale la macchina comunale era chiamata a confrontarsi con esigenze concrete, immediate, quotidiane.

 

Scuola, spazio pubblico, igiene e responsabilità civica

Per Litta Parodi la situazione appariva tutt’altro che migliore. Lorenzetti aveva aperto la sua relazione proprio con l’esempio delle scuole del sobborgo, descrivendo l’accumulo di immondizie vecchie e recenti attorno all’edificio, sia sul fronte sia nello spazio retrostante di proprietà della scuola. Le Guardie Campestri riuscivano a mala pena a mantenere sgombro dalla sporcizia l’ingresso principale, ma non erano in grado di garantire una pulizia generale. Il cortile e le adiacenze, privi di recinzione, erano diventati di fatto luoghi di uso promiscuo, fino a trasformarsi in un vero e proprio cesso pubblico.

L’ispettore sottolineava come l’intervento non potesse più essere rimandato: occorreva dissodare il terreno, rimuovere le erbacce, eliminare la terra contaminata e intervenire rapidamente, prima che il gelo invernale rendesse impossibile una bonifica efficace.

Il discorso si allargava poi alla sede stessa delle scuole. La Società Operaia, proprietaria dell’edificio, aveva chiesto un aumento del canone d’affitto; la Giunta aveva incaricato l’Ufficio d’Arte di valutare se convenisse cercare altri locali o procedere alla costruzione di un edificio municipale. Questa seconda ipotesi appariva a Lorenzetti la più ragionevole, anche alla luce del fatto che obblighi contrattuali precedenti — come la recinzione del cortile, la sistemazione del terreno e l’attivazione del pozzo e delle latrine — erano rimasti lettera morta, nonostante anni di affitti pagati anticipatamente.

In quelle righe la denuncia amministrativa cessava di essere tale e si trasformava in una riflessione più ampia. Non si parlava solo di igiene o di decoro, ma della scuola come spazio pubblico, come luogo che doveva essere protetto, rispettato e difeso. Un’idea estremamente moderna, che legava in modo diretto istruzione, ambiente e responsabilità civica.

 

Letto oggi, questo testo colpisce per la sua attualità. Parla di periferie, di edifici adattati, di soluzioni provvisorie divenute permanenti. E ricorda che già più di un secolo fa qualcuno aveva ben chiaro che senza investimenti veri, senza responsabilità precise e senza scelte coraggiose nemmeno la scuola avrebbe potuto svolgere fino in fondo il proprio compito.

Di lì a poco, nel 1909, il Consiglio Comunale presieduto dal socialista Ernesto Pistoia avrebbe proposto un ambizioso progetto di edificazione di edifici scolastici in città e nei sobborghi. Solo per le scuole suburbane il Municipio avrebbe deciso di investire 700 mila lire.

Per Litta Parodi era in programma la costruzione di una struttura comprendente quattro aule e stanze per i maestri, con un costo preventivato di 37 mila lire. Ne riparleremo…

Piercarlo Fabbio

 

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria