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Mercoledì 25 febbraio 2026

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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25/02/2026

La birra Michel e la modernità industriale alessandrina

Dalla radio alla stampa. Tratto dalla trasmissione La mia cara Alessandria 651

   

La birra Michel e la modernità industriale alessandrina

Senza nome 1

All’inizio del Novecento Alessandria era anche città di birra. Non solo agricoltura, commercio, infrastrutture ferroviarie o attività manifatturiere tradizionali: tra le industrie che segnavano la nuova stagione produttiva spiccava il birrificio Michel, stabilimento ubicato tra via Savonarola e via Plana, nell’area allora definita “zona piazza d’armi vecchia”. Una vestigia si può ammirare ancora oggi agli Orti: è una scritta su fondo blu, sempre più pallida, che certifica non solo il prodotto, ma anche l’epopea dei grigi e del loro primo glorioso campo di calcio.

La società Michel, Abrile & Thomas aveva acquistato dal Comune circa 3.200 metri quadrati di terreno a un prezzo tutt’altro che simbolico – tra le 5,5 e le 8 lire al metro quadrato – con l’obbligo di non rivendere l’immobile per vent’anni. Nel 1910 il Consiglio comunale riduceva il vincolo a dieci anni, mantenendo però due condizioni precise: il completamento del muro di cinta entro il 1911 e dei fabbricati interni entro il 1914.

 

Pubblicità e immagine: lo stabilimento “ingrandito”

Le cartoline d’epoca raffigurano il birrificio come un complesso imponente, quasi monumentale, con fumaioli slanciati e proporzioni amplificate rispetto al contesto urbano. Era una precisa strategia di comunicazione: accentuare le dimensioni dell’opificio significava trasmettere solidità, modernità, prestigio.

In realtà l’area non occupava un intero isolato, ma l’immagine serviva a costruire un brand: se la birra nasceva in uno stabilimento così grandioso, non poteva che essere eccellente.

 

Il dehors, il tram a vapore e le “biciclette”

Davanti all’ingresso di via Savonarola 46, su corso Lamarmora, un elegante dehors accoglieva i clienti. Nei “chops”, alti bicchieri da birra, veniva servita la “bionda” Michel, mentre si attendeva il tram a vapore diretto a Spinetta Marengo, con fermata presso l’Arco di Marengo.

Piero Angiolini ricordava nel 1958:

“Su corso Lamarmora venivano allora collocati molti piccoli tavolini in ferro, che costituivano un caratteristico ‘dehors’ (così era chiamato) dove in alti bicchieri (chops) veniva servita la bionda bevanda. Qui comparvero per la prima volta le bottigliette chiuse da pallina di vetro (che si spingeva all'interno) con acqua gassosa zuccherata che per praticità divennero popolari e furono chiamate ‘biciclette’, al servizio proprio dei ciclisti di allora. Il ‘dehors’ suddetto era altresì frequentato in quanto proprio davanti all'arco di Marengo, vi era la fermata del tram a vapore per Spinetta Marengo: nell'attesa si beveva birra… per campare cent'anni!”
(P. Angiolini, 1958, Il Piccolo)

 

Carlo Michel: imprenditore, politico, filantropo

Chi era Carlo Michel? Nato a San Salvatore 1842 (morto ad Alessandria nel 1915), di famiglia originaria della Savoia, aveva prodotto birra per circa cinquant’anni. Liberale moderato, fondatore del Corriere Alessandrino, era stato consigliere comunale e assessore dal 1881, presidente della Camera di Commercio dal 1887 al 1915 e socio fondatore della Società di Storia, Arte e Archeologia.

Appassionato di ciclismo, aveva importato dall’Esposizione Universale di Parigi del 1867 il primo velocipede a pedali Michaux, contribuendo a fare di Alessandria un centro di riferimento per il ciclismo italiano. Era vicepresidente del Circolo Velocipedistico Alessandrino e dell’Unione Velocipedistica Italiana.

Accanto all’attività imprenditoriale, sosteneva numerose opere caritative promosse dalla cognata, la beata Teresa Michel.

 

Clemente Abrile e il riconoscimento regio

Clemente Abrile, nipote di Michel e direttore tecnico dello stabilimento, nel 1906 era stato insignito del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia. Il giornale La Lega del 17 giugno 1906 raccontava l’affetto degli operai che gli avevano offerto un banchetto celebrativo e una pergamena miniata, ricambiati dal cavaliere con un ulteriore convivio.

Un episodio che rifletteva gli aspetti più emblematici del capitalismo paternalistico dell’epoca.

 

Dentro lo stabilimento: tecnologia e orgoglio nazionale

Una visita pubblicata su L’Avvisatore della Provincia del 16 giugno 1906 – individuato da Natalino Ferrari durante le sue instancabili ricerche - descriveva uno stabilimento modernissimo: due macchine a vapore da cento cavalli, impianti per la fabbricazione del ghiaccio, un articolato sistema di tubazioni.

Il Sud-Haus ospitava quattro caldaie di rame da 150 ettolitri ciascuna per bollitura, saccarificazione e filtrazione del mosto. Cantine di fermentazione, silos, mulini a cilindri, macchine per lavaggio e riempimento dei barili completavano l’impianto.

La produzione annua poteva raggiungere i 500.000 ettolitri. Il giornalista concludeva con orgoglio che la birra Michel, nei tipi Monaco e Pilsen, era “uguale se non superiore alle migliori birre estere”.

Un giudizio che raccontava non solo un prodotto, ma la fiducia di un’intera città nella propria modernità industriale.

 

Piercarlo Fabbio

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria