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Venerdì 16 gennaio 2026

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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16/01/2026

Quando la stampa arrivò in Alessandria

Tecnica tipografica, diritto e libertà civica nel Cinquecento. Da LMCA 697 - Radio BBSI - del 16 novembre 2025

   

Quando la stampa arrivò in Alessandria

La stampa come tecnologia lenta

La stampa come tecnologia lenta e rivoluzionaria

Parlare di stampa ad Alessandria non significa soltanto parlare di giornali o di informazione, ma allargare lo sguardo all’intero sistema dei media, dalle origini tipografiche fino alle forme digitali contemporanee. La vera frattura storica, tuttavia, va ricercata nell’introduzione della tecnica dei caratteri mobili, che Johannes Gutenberg aveva messo a punto a Magonza nel 1455, avviando uno dei processi di trasformazione più profondi della modernità europea.

Occorre però ricordare che i tempi di diffusione delle innovazioni tecnologiche, nel passato, erano estremamente lenti. Non stupisce dunque che ad Alessandria il primo libro a stampa sia stato con ogni probabilità il Codice degli Statuti della città, edito nel 1547 dai fratelli bergamaschi Moscheni, che avevano impiantato una tipografia in città. Dalla Bibbia di Gutenberg erano trascorsi quasi cento anni: un intervallo che oggi apparirebbe enorme, ma che allora rappresentava il ritmo ordinario del cambiamento.

Per lungo tempo la tipografia era stata considerata un’arte vera e propria, tramandata di padre in figlio. Lo stampatore aveva spesso un ruolo più centrale dell’autore, data la complessità del lavoro di composizione e di impressione dei caratteri. A questo si era aggiunta la diffidenza di chi continuava a preferire il manoscritto al libro stampato e il timore, non infondato, che una più ampia circolazione del sapere potesse incrinare equilibri di potere consolidati. Non a caso, a Roma i tipografi erano stati tenuti ai margini e il primo libro stampato in Italia era stato realizzato non nella capitale, ma a Subiaco, nel 1465.

 

Alessandria e l’uso civico della stampa

Ad Alessandria, invece, era stato il Comune ad appropriarsi delle possibilità offerte dalla nuova tecnica. È significativo che proprio gli Statuti cittadini, cioè un insieme di regole destinate a disciplinare la vita della comunità, fossero stati uno dei primi testi ad essere stampati. Resta tuttavia un paradosso: quel testo, pensato per tutti, era rimasto in latino per secoli, risultando accessibile solo a una ristretta cerchia di giuristi, fino alla traduzione italiana pubblicata nel 2008 a cura di Egidio Colla.

Un’altra data emerge con forza dalle cronache cinquecentesche. L’annalista Girolamo Ghilini ricorda come il 10 marzo 1578 lo stampatore Ercole Quinziano avesse iniziato a esercitare l’arte tipografica in città. Alla notizia dell’avvio dell’attività tipografica, la cronaca associa l’apparizione di una cometa, quasi a suggerire, con il linguaggio simbolico del tempo, che qualcosa di straordinario stesse accadendo. Marzo 1578, dunque, aveva portato due “stelle” ad Alessandria.

È difficile ritenere che la città fosse giunta con quasi ottant’anni di ritardo rispetto a Milano nell’adozione della stampa, introdotta lì già nel 1471. Più verosimilmente, occorre tenere conto dei capitali necessari per avviare un’officina tipografica: lo stesso Gutenberg aveva dovuto ricorrere alle risorse dell’orafo Johann Fust per sostenere il proprio investimento.

 

Lancillotto Gallia e la stampa come libertà politica

Nel 1578 Ercole Quinziano aveva stampato un’opera dell’insigne giurista alessandrino Lancillotto Gallia, dal titolo impegnativo e rivelatore: Sulla consuetudine alessandrina che proibisce al marito di lasciare alla moglie più di una certa quota dei propri beni. Il tema del diritto di famiglia e delle successioni nei confronti delle donne era particolarmente sentito ad Alessandria, le cui consuetudini erano considerate più avanzate rispetto a quelle di altre città italiane.

Gallia non si era limitato al solo caso locale. Aveva ampliato l’analisi alle consuetudini diffuse in altre realtà urbane, offrendo un commentario utile a comprendere come le leggi del tempo si intrecciassero con gli usi dei singoli territori. Nella stessa edizione era stato inserito anche un patrocinium, una difesa scritta in favore della Repubblica di Alessandria contro lo Stato di Milano, relativa alla ripartizione delle spese per il mantenimento del presidio militare.

In questo passaggio la stampa assumeva un significato che andava ben oltre l’aspetto tecnico. Attraverso il libro, Alessandria poteva rendere pubbliche le proprie posizioni istituzionali nei confronti del potere spagnolo che governava il Ducato di Milano sotto Filippo II. Non si trattava di una questione marginale: nei novantadue capitoli dell’opera Gallia aveva argomentato con rigore a favore della comunità alessandrina, rafforzandone l’identità civica e la consapevolezza politica.

Nato ad Alessandria nel 1532, formatosi all’Università di Pavia, Gallia aveva svolto un ruolo centrale nella vita giuridica cittadina. Era stato coinvolto nella riforma delle regole di governo della città e la sua casa era ricordata come un vero e proprio “tempio della giustizia”. Alla sua figura ha dedicato uno studio approfondito Giuseppe Stradella, riconoscendone il rilievo nel contesto del maturo diritto comune.

Molto resterebbe ancora da dire sull’evoluzione della stampa ad Alessandria dopo questi primi passi. Ma già da questo inizio è possibile cogliere come l’arrivo della tipografia non sia stato soltanto un fatto tecnico, bensì un passaggio decisivo nella costruzione della coscienza civica e della libertà di parola della città.

Piercarlo Fabbio

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria