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Martedì 3 febbraio 2026

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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24/01/2026

Quando una strada cambia la storia: Coppi e Litta Parodi

Dalla radio alla stampa. Un incidente alle porte di Alessandria e la Milano-Sanremo del 1959

   

Quando una strada cambia la storia: Coppi e Litta Parodi

Anche le nostre strade hanno tan

Anche le nostre strade hanno tante storie da raccontare. Alcune sono famose, altre meno, ma potrebbero diventarlo. È il caso di quanto era avvenuto nel marzo del 1959, alle porte di Alessandria, lungo la statale che incrocia le strade comunali per Frugarolo e Litta Parodi.

 

Una strada, un incrocio, un Campionissimo

 

Un episodio che, a prima vista, potrebbe sembrare un semplice incidente stradale, ma che in realtà aveva cambiato la storia del ciclismo di quell’anno, almeno per quanto riguarda la Milano-Sanremo, giunta alla cinquantesima edizione.

Il protagonista è Fausto Coppi, il Campionissimo. Reduce da un incidente in Spagna, nel quale si era rotto il metacarpo della mano destra, Coppi si era rimesso e proprio quella mattina, sabato 14 marzo, aveva ripreso gli allenamenti, pur avendo ancora la mano destra ingessata. Nel 1959 correva per la Tricofilina-Coppi, diretta da Ettore Milano, con biciclette Coppi costruite da Faliero Masi.

 

L’incidente e le sue versioni

 

A raccontare i fatti, raccolti oggi dal ricercatore Natalino Ferrari, era stata La Stampa di domenica 15 marzo 1959, pagina 7. La firma era dell’inviato speciale Giuseppe Faraci:

Questa mattina era partito dalla villa di Novi Ligure in compagnia di Ettore Milano, diretto anzitutto ad Alessandria e poi ad Acqui. Milano lo precedeva su una bicicletta munita di motorino, dietro stava Coppi facendosi ‘tagliare’ l’aria. Ma si è levato un po’ di vento sulla destra, e allora Coppi si è spostato lievemente sul fianco sinistro del compagno. Andavano ad una quarantina all’ora. L’incidente è avvenuto alle 10:15, una decina di chilometri prima di Alessandria, all’incrocio della statale con le strade comunali che portano da una parte a Frugarolo e dall’altra a Litta Parodi. Da questa direzione, e cioè sulla loro destra, sbucò improvvisamente un trattore con un rimorchio…

Il trattore era guidato dall’agricoltore Alessandro Ferrari, di 59 anni, proprietario della cascina Lanzarotta di Frugarolo. Secondo il resoconto giornalistico, per attraversare la statale il Ferrari avrebbe dovuto dare la precedenza a qualsiasi veicolo; poiché in quel punto la visuale non era perfetta, si era fatto precedere da una persona in bicicletta con l’incarico di segnalare se la strada fosse libera.

Sempre La Stampa prosegue:

Il Ferrari, per attraversare la statale, avrebbe dovuto dare la precedenza a qualsiasi veicolo, anche proveniente dalla sua sinistra. Poiché in quel punto la visuale non era perfetta, egli si era fatto precedere da un ragazzo in bicicletta con l’incarico d’avvertirlo se la strada fosse impegnata. Quando il ragazzo sbucò sulla statale vide i due ciclisti a una ventina di metri, e probabilmente non li considerò veicoli importanti; oppure, calcolando male la loro velocità, ritenne che il trattore potesse passare prima di loro, e gli diede via libera

È lo stesso Coppi a raccontare l’incidente:

Vidi a pochi metri il trattore sbucare dalla via laterale, tagliandoci la strada. Gridai e frenai, anche Milano gridò, ma lui con uno scarto a destra potè passare dietro al rimorchio del trattore. A me invece la manovra non riuscì, e andai a sbattere contro il rimorchio”.

Ettore Milano propone la sua versione:

Per lo scarto urtai una cappelletta che è sul ciglio della strada e caddi per terra, senza farmi male. Anche Coppi era caduto, e mi spaventai vedendolo insanguinato. Aveva battuto col braccio sinistro contro lo spigolo del rimorchio e cadendo, la testa aveva picchiato per terra. Lo aiutai a rialzarsi, e su una macchina di passaggio lo portammo all’ospedale di Alessandria”.

Qui si registra un’incongruenza tra il resoconto giornalistico e le testimonianze raccolte sul posto negli anni successivi: le cronache avevano parlato di un giovane inviato in avanscoperta, giovane che è tuttora in vita, ma che in realtà non aveva partecipato ai fatti. L’incarico di segnalare l’arrivo dei veicoli era stato affidato invece a una persona più anziana.

La cappelletta in questione, dedicata alla Madonna e recante la scritta “Salve”, è tradizionalmente ritenuta dispensatrice di grazie, e tale potrebbe essere considerata anche quella concessa a Ettore Milano.

 

L’ospedale, la folla, la venerazione

 

Coppi era stato ricoverato all’Ospedale civile dei Santi Antonio e Biagio di Alessandria. Il primario di ortopedia, professor Pietro Calvetti, era immediatamente intervenuto, come riferiva la cronaca:

Choc traumatico, una ferita alla fronte suturata con quattro punti… Nessuna frattura risultata all’esame radiografico… La prognosi è di otto, dieci giorni.

Coppi era stato ricoverato nella camera n. 10 del Padiglione Principessa di Piemonte ma, notevolmente migliorato, aveva potuto lasciare il “Civile” già il giorno dopo, alle 19, raggiungendo la villa di Novi Ligure insieme a Giulia Occhini, la Dama Bianca, che lo aveva assistito, ed Ettore Milano.

Due giorni dopo l’incidente, Stampa Sera aveva raccontato quanto era accaduto all’ospedale di Alessandria, una volta che si era diffusa la notizia del sinistro:

Per tutta la giornata di ieri a Coppi sono pervenuti centinaia di telegrammi da ogni parte d’Italia… Numerosi ammiratori hanno poi affollato i corridoi del Padiglione Principessa di Piemonte…”.

E ancora:

Quando il Ferrari ha saputo che il ciclista andato a sbattere contro il suo trattore non era un qualsiasi ciclista, non era un comune mortale, ma si trattava nientemeno che di Coppi, ha avuto un mezzo deliquio e ha dovuto mettersi a letto. Comunque ha fatto sapere di essere assicurato.

E concludeva con un dettaglio rivelatore della popolarità del Campionissimo:

Un infermiere oggi mostrava con fierezza il berretto di Coppi con le macchie di sangue, prezioso cimelio. Un tifoso gli ha già offerto diecimila lire per averlo, ma egli ha rifiutato.

 

Le conseguenze e la memoria

 

Restavano le conseguenze sportive. La Milano-Sanremo del 1959, edizione del cinquantenario, non aveva potuto vedere Fausto Coppi alla partenza del 19 marzo, giorno di San Giuseppe. Della sua assenza aveva approfittato il vincitore della corsa, lo spagnolo Miguel Poblet.

Il Campionissimo aveva già espresso il suo rincrescimento al caro amico avvocato Lino Boidi, andato a trovarlo appena ricevuta la notizia dell’incidente: “Addio Sanremo. La sua voce incrinata dall’amarezza esprimeva il dramma dell’atleta per la corsa mancata, la gara alla quale è sentimentalmente più legato. Questo è il dramma di Coppi”.

L’Ospedale civile di Alessandria, nel frattempo, era in fase di moderna ristrutturazione e di lì a poco sarebbe sorto il monoblocco che ancora oggi lo contraddistingue. L’ortopedia e traumatologia diretta dal dottor Pietro Calvetti era stata istituita nel 1947 per rispondere alla cospicua presenza, in città e in provincia, di feriti di guerra, infortunati civili e ammalati con gravi esiti traumatici, come ricorda Giovanni Maconi nella sua Storia dell’Ospedale dei Santi Antonio e Biagio di Alessandria (Genova, 2003).

 

Piercarlo Fabbio

 

«La documentazione iconografica completa è consultabile nella versione scientifica del contributo pubblicata su Academia.edu»

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria