La sindrome di
Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un
sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino
all'innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.
Viene talvolta citata
anche in riferimento ad altre situazioni simili, quali le violenze sulle donne o
gli abusi sui minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento.
Nella terminologia dei meccanismi di difesa secondo Anna Freud, coincide con
l'identificazione con l'aggressore.
Così Wikipedia
definisce quella particolare situazione determinatasi alla “Kreditbanken" di
Stoccolma nel 1973 tra alcuni dipendenti detenuti in ostaggio per sei giorni e i
loro rapinatori.
Ho pensato a questo
meccanismo dopo le farneticanti dichiarazioni di ieri di quel deputato europeo,
già magistrato famoso per le cause perse, De Magistris, dell’”Italia dei Valori…
bollati”, che ha proposto il suo lodo per Berlusconi: il salvacondotto per
l’esilio dall’Italia.
Passi per il solito
Tonino da Montenero che, poiché tra qualche mese si dovrà confrontare con
l’emergente scapigliato napoletano al congresso, si è limitato a dichiarare di
non aver seguito la vicenda essendo stato impegnato in questioni familiari, ma è
il silenzio del PD che mi ha fatto pensare a quel meccanismo coniato dal
criminologo e psicologo Nils Bejerot, il quale aiutò la polizia durante la
rapina alla “ Kreditbanken” svedese.
Di tale meccanismo
che, perdura da Tangentopoli in poi, verso Di Pietro prima ed ora anche nei
confronti del suo partito, ne sono stati già vittime sia Massimo D’Alema, al
tempo in cui offrì al molisano il laticlavio senatoriale con la candidatura nel
collegio rosso del Mugello, contro due pezzi da novanta della tradizione ex e
post comunista, come Sandro Curzi e Giuliano Ferrara e poi, Walter Veltroni.
Quest’ultimo, con la
sua strategia dell’autosufficienza di maggioranza, non seppe mai spiegare il
perché alle elezioni del 2008 rifiutò ai socialisti di Boselli e Bobo Craxi la
possibilità di correre con una lista autonoma, ma collegata, facendoli
scomparire. Condizione che, invece, assicurò a Di Pietro e alla sua IdV,
garantendone, senza il vincolo dell’obbligo del 4 %, di entrare a gonfie vele in
Parlamento, per ritrovarselo ora come una sanguisuga permanente sul collo degli
elettori di sinistra del PD allenati al giustizialismo d’antan.
Si sperava che dopo
il congresso e la vittoria del duo Bersani-D’Alema potesse cambiare la musica.
E, invece, constatiamo che, ancora una volta, alle provocazioni dei dipietristi
e in specie dopo quest’ultima infame del neo deputato europeo, dal PD nessuna
replica, solo un equivoco silenzio.
Unica voce solitaria
quella dell’on. Giorgio Merlo, già nostro giovane amico nella DC di Donat Cattin,
in un deserto del centro-sinistra piatto e silente.
Se non è sindrome di
Stoccolma questa cosa si dovrebbe pensare di questi eredi del PCI.PDS,DS, Ulivo
e della sinistra dossettiana della DC?
Assolti da ogni colpa
all’epoca di Tangentopoli, unici sopravvissuti alla furia iconoclasta dei
Robespierre della procura milanese, hanno conservato verso i loro aggressori,
una condizione psicologica di subordinazione che l’imminente svolgimento
elettorale per le regionali, non può costituire una giustificazione sufficiente
per tale passivo comportamento.
Ha un bel predicare
il Presidente Napolitano con il suo appello di fine anno, a una maggiore
concordia tra i partiti e all’avvio della stagione delle riforme condivise.
Al Presidente vorrei
chiedere: come si può avviare ragionevolmente questa stagione da lui auspicata
se a sole quarantottore dal suo appello, un esponente dell’opposizione, senza
alcun distinguo da parte del maggiore partito di quell’area, si permette
impunemente di appellare il capo del governo nei termini riportati ieri e oggi
da tutti i mezzi di comunicazione di massa?
Considerato che
questo ex magistrato, già ospite fisso del CSM, ora se la gode con la sua
garantita immunità parlamentare europea, la stessa che si vorrebbe rifiutare di
reintrodurre per i parlamentari italiani, l’unica risposta, in attesa che il PD
batta un colpo e si svegli dalla sindrome di Stoccolma, sarà quella di offrire
una valanga di voti a sostegno del Presidente del consiglio a partire dalle
prossime elezioni regionali.
Ettore Bonalberti
3 Dicembre 2009