Pierluigi Bersani
segretario e Rosy Bindi Presidente acclamati dall’assemblea nazionale del PD
nella riunione di Sabato 7 novembre a Roma.
Il delfino di D’Alema, finalmente, ha raggiunto la posizione da molto tempo
sognata con il leader Maximo in alternativa all’odiato Veltroni e la “Pasionaria
di Sinalunga” quella della presidenza del Partito.
Lungo la strada il PD
ha perduto il politico Rutelli, il filosofo Cacciari e l’imprenditore Calearo.
Bersani sostiene che, con la nuova struttura dirigente, il partito non lascia
fianchi scoperti. In realtà qualcosa si è già perduto all’esterno, mentre
all’interno, consumata la spaccatura della componente degli ex popolari, rimane
una difficile convivenza strategica con il delfino Franceschini di Ferrara,
mentre salgono i malumori e le frustrazioni degli amici di Marini e Fioroni.
La strategia è ancora
incerta poiché non si è sciolto il nodo del rapporto con l’IdV di Di Pietro,
mentre si è pronunciato un solo no per ritornare a coalizioni con i “comunisti”
e si è lanciata l’idea di una proposta di legge di iniziativa popolare per la
modifica della legge elettorale.
Evidente l’obiettivo
che si persegue: superamento del bipolarismo, ultima espressione della novità
del Lingotto veltroniano, con la reintroduzione della proporzionale nella
versione tedesca; riunificazione di tutte le forze disponibili a sinistra e
costruzione di un centro-sinistra con il trattino, con la speranza di un
suicidio della maggioranza di centro destra e la nascita di un corposo nuovo
centro.
Rutelli e il gruppo
della rosetta bianca sono già pronti ad accogliere quanti dall’UDC saranno
disponibili al traghettamento, per ora limitato a Tabacci e ai sospiri di Savino
Pezzotta. Il rischio assai forte è che si determini una semplice trasmigrazione
di ex popolari verso il nuovo centro, con il solo risultato di spostare ancor di
più a sinistra il PD e non aggiungere nulla in termini di consenso alla
sommatoria attuale dei voti .
Unico elemento di novità che è emerso: un diverso clima nel rapporto con la
maggioranza ispirato alla volontà del confronto in Parlamento che, anche se non
è il dialogo accarezzato dal Cavaliere, è una disponibilità ad affrontare i temi
del cambiamento, purché ispirati dall’esclusivo interesse dei cittadini.
Incombente la
questione della giustizia, con alcuni magistrati senza più remore all’impegno
politico esplicito, come quello evidenziato dal PM Antonino Ingroia, pubblico
accusatore nel processo contro Marcello Dell’Utri a Palermo, il quale nel
convegno organizzato dall’ex magistrato, ora leader politico De Magistris, nella
due giorni del Maschio Angioino a Napoli, ha apertamente affermato il
diritto-dovere costituzionale dei magistrati di intervenire nel dibattito
politico, in una situazione da loro definita di emergenza democratica.
Non a caso
Berlusconi, nella settimana che si apre, chiede alla maggioranza di stringersi
attorno al suo leader, sottoscrivendo un documento da votare in Parlamento a
difesa dell’attacco giudiziario contro di lui, per garantire la continuità della
maggioranza stessa.
Contate le firme si
saprà finalmente chi ci sta e chi non ci sta e se non ci fosse più la
maggioranza, dimissioni della maggioranza parlamentare e elezioni anticipate.
Non sarà un passaggio semplice e nemmeno facile. Bisognerà fare i conti con le
incertezze di Fini e la volontà di Bossi e della Lega, oltre a quella del
Presidente Napolitano. D’altra parte, con la questione aperta delle candidature
regionali e il rischio di essere cotto a fuoco lento entro un sistema
istituzionale in netto contrasto con la volontà politica emersa dal corpo
elettorale, la strada scelta dal Cavaliere non ha oggettive alternative.
Ultima spiaggia, dopo
il sì alla candidatura di D’Alema alla nomina a Mr Pecs dell’Unione europea, lo
scambio tra riforma della giustizia e nuova legge elettorale con il PD. Questo
tema, però, potrebbe diventare realistico solo dopo il risultato della verifica
in corso questa settimana all’interno della maggioranza di governo. E a quel
punto, però, addio al bipolarismo italico…
Don Chisciotte