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Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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16/11/2004

Prima di fare, sapere cosa fare!

Piercarlo Fabbio riprende il tema della logistica in Alessandria. Perché, secondo Forza Italia, è sbagliato il metodo della Giunta. Una prima risposta all’Associazione Terre di Baudolino che aveva chiamato in causa l’opposizione dalle colonne dei giornali.

   

Prima di fare, sapere cosa fare!

È passato qualche giorno dai convegni che si sono tenuti in Alessandria sulle proble-matiche connesse all’istituzione di una piattaforma logistica a Cantalupo. Piercarlo Fabbio, capogruppo di Forza Italia in Comune di Alessandria, ritorna sul tema con una proposta metodologica e con una prima risposta all’Associazione “Terre di Baudolino”, che aveva richiesto un interessamento dell’opposizione alle proprie proposte.

 

“Dopo il delirio convegnistico sulla logistica in Alessandria e dintorni, ritorno a discutere del tema, se non altro per spiegare la posizione tenuta e per raccogliere le richieste che ci giungono – come opposizione alla Giunta Scagni – dai concittadini. Ora, cosa ci ha fin qui proposto l’assessore Mauro Bressan che, a differenza mia - a suo dire, infatti, sbaglio comunque, perché parlo e scrivo ostinandomi a non dargli ragione - coglie le occasioni con puntualità svizzera, precisione teutonica ed ecume-nica condivisione (si vedano gli annunci sui tempi di realizzazione della piattaforma logistica alessandrina, per avere un estratto – magari modesto – di una sorta di singolare capacità divinatoria veramente difficile da trovare in un pubblico amministratore)? Ci ha somministrato un mix di idee, dati generici buoni per tutte le stagioni, ipotesi di sviluppo incredibilmente surdimensionate, scatole cinesi di contenitori e contenuti (che dire ad esempio della geniale coincidenza fra Piattaforma e Parco logistico, entrambi con lo stesso acronimo, cioè PLA), sempre comunque tendenti a rispettare questa massima: teniamoci sulle generali, che poi a decidere faremo sempre in tempo. Il che, affermato da un assessore che fonda la sua espe-rienza professionale nell’impresa privata, fa specie. Ce lo saremmo aspettati più da un navigato ed odiato politico di carriera, poco incline a sbilanciarsi, magari anche dall’assessore alle varie e eventuali del Comune di Roncofritto, piuttosto che da chi ha la nomea del manager.

Quali rischi si corrono, però, nella scelta di questa genericità, resa ancor più realistica dal recupero del concetto di retroporto? Lo abbiamo detto: quello della concorrenza intraterritoriale con strutture già presenti; quello di competere con gli uguali, impoverire il sistema a rete, arrivare cattivi ultimi, rendersi inutili ancora prima di esserci.

Quale la nostra proposta, al di là delle divergenze sull’area fin dall’inizio del processo? Noi pensiamo sia necessario invertire il ragionamento: partire da cosa vogliamo fare, dichiararlo, studiare il particolare, e infine proporre il prodotto agli investitori.

Anche qui ci sono alcuni rischi, come quello che scegliere un settore significa condizionare il percorso. L’operazione non ci metterebbe al riparo da coloro che, valutatala come una buona idea, siano in grado di agire in tempi più rapidi. Ma preferiamo fare così, perché nell’attuale mercato della logistica, che non è certo all’anno zero, sappiamo con una certa sicurezza che occorre specializzarsi nel trattamento delle merci. Va pur bene tutto quello che si è detto (anche se non tutto funziona in automatico), dal retroporto allo scalo merci, dalla centralità nel GE.MI.TO. al maturo sistema di infrastrutture autostradali, dal sistema d’area alla collegabilità con il villaggio globale e via di seguito, ma rimane un problema, che il metodo da noi proposto, almeno risolve: quali merci trattare? Che fare nella nostra area logistica? Specializzarla fin da subito, collegandola veramente agli orientamenti economici del nostro territorio.

In questo c’è anche una prima risposta all’Associazione Terre di Baudolino, che ci chiede, come opposizione, di mettere in agenda il ragionamento sulle loro valutazioni, orientate, per dirla molto in sintesi, verso una logistica vocata all’agricoltura eco compatibile. Sì, il metodo è condiviso. Sui contenuti ci piacerebbe approfondire anche pubblicamente, ma capiamo l’ottica: non sguarnire il territorio alessandrino dalle sue inclinazioni, anzi utilizzare le esperienze del settore per ancorarle a servizi più avanzati alle imprese, specie se questi decidono di indirizzarsi verso razionalizzazioni assolutamente necessarie (il mercato del vino di qualità) ovvero in direzione di evoluzioni naturali di alcuni comparti come quello dell’ortofrutta oppure ancora alla ricerca di interconnessioni fra agricoltura e produzione di energia pulita.

Ecco, da qui si potrebbe partire per un primo studio serio, che si svolga parallelamen-te al percorso urbanistico ed ambientale che la variante strutturale deve compiere. Avremmo già fatto una parte del percorso. E avremmo almeno le idee chiare su cosa ammettere e cosa scartare.

Speriamo di non aver chiesto e detto troppo. Speriamo di non avere interrotto bru-scamente il sogno di una piattaforma logistica di Alessandria, solo zeppa di container e poco altro, non potendo certo pensare ai chiattoni di Rotterdam che navigano sul Tanaro.”

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria