10 settembre 2010

S. Nicola da Tolentino

PRIMO PIANO - 08/09/2010

Campionati italiani di tiro con l'arco: fine settimana in Cittadella

La Kermesse organizzata dagli Arcieri Città della Paglia. Un grande sforzo organizzativo che pone la nostra città ai vertici dello sport nazionale. Centinaia di atleti in città dal 10 al 12 settembre

 

venerdì 23 ottobre 2009

Chiusura del Politecnico in Alessandria: ma la didattica rende?

Il sindaco di Alessandria interviene sul tema. La città viene depauperata di un patrimonio che ha pesantemente contribuito a creare

Il sindaco, Piercarlo Fabbio, interviene nella polemica seguita alla chiusura della didattica nella sede alessandrina del Politecnico.

Trasmettiamo integralmente il suo intervento.

“Sono poco convinto che la riorganizzazione del Politecnico di Torino, con la conseguente soppressione della didattica nelle sedi decentrate – tra cui Alessandria – sia un “grande segnale al Paese” come sostiene il rettore Profumo.
Io so solo che il Comune di Alessandria, che non ha mai attentato all’autonomia del Politecnico, ha versato per il funzionamento della sede decentrata degli Orti, ben 1 milione e 45 mila euro in cinque anni (2003 – 2008).
Questo per migliorare la performance di una sede decentrata in termini di didattica, perché sulla ricerca ben altri sono i volumi di denaro che ci si apprestava a fare giungere al Politecnico. La Cittadella della Conoscenza avrebbe mosso, nel giro di tre anni, tra risorse comunali e risorse dei Parco Territoriali di Sviluppo e disponibilità della Fondazione, ben 7,5 milioni di euro.
Nel recente passato la presenza di Proplast – oggi emigrata nel Piano Tecnologico di Tortona – società partecipata fino al 2009 dal Comune di Alessandria, aveva garantito circa 500 mila euro ogni anno al Politecnico.
A ciò si aggiungono risorse annue per la didattica che gli altri componenti del Consorzio per il Politecnico ogni anno versavano all’Ateneo (circa 800.000 euro).”
Gli enti locali hanno sempre fatto la loro parte, non a caso i corsi di Alessandria, in termini di costi per C.F.U. (crediti formativi universitari) sono del 25% più bassi di quelli torinesi e del 35% minori di quelli vercellesi.
Quindi la nostra sede era più efficiente di altre, ma visto che dovevamo dare un “grande segnale al Paese”, in splendida autonomia, abbiamo reso più complicato l’accesso agli studi di studenti e diminuito la capacità di disseminazione della conoscenza, che, a veder bene, è un pessimo segnale ad un Paese che chiede più efficienza, ma anche più alto livello di democrazia.
Poi capiamo tante cose, allora il Rettore dica la verità: la ricerca incassa e la didattica costa e non rende”.