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venerdì 23 ottobre 2009
Chiusura del Politecnico in Alessandria: ma la didattica rende?
Il sindaco di Alessandria interviene sul tema. La città viene depauperata di un patrimonio che ha pesantemente contribuito a creare
Il sindaco,
Piercarlo Fabbio, interviene nella polemica seguita alla chiusura della
didattica nella sede alessandrina del Politecnico.
Trasmettiamo
integralmente il suo intervento.
“Sono poco
convinto che la riorganizzazione del Politecnico di Torino, con la conseguente
soppressione della didattica nelle sedi decentrate – tra cui Alessandria – sia
un “grande segnale al Paese” come sostiene il rettore Profumo.
Io so solo che il Comune di Alessandria, che non ha mai attentato all’autonomia
del Politecnico, ha versato per il funzionamento della sede decentrata degli
Orti, ben 1 milione e 45 mila euro in cinque anni (2003 – 2008).
Questo per migliorare la performance di una sede decentrata in termini di
didattica, perché sulla ricerca ben altri sono i volumi di denaro che ci si
apprestava a fare giungere al Politecnico. La Cittadella della Conoscenza
avrebbe mosso, nel giro di tre anni, tra risorse comunali e risorse dei Parco
Territoriali di Sviluppo e disponibilità della Fondazione, ben 7,5 milioni di
euro.
Nel recente passato la presenza di Proplast – oggi emigrata nel Piano
Tecnologico di Tortona – società partecipata fino al 2009 dal Comune di
Alessandria, aveva garantito circa 500 mila euro ogni anno al Politecnico.
A ciò si aggiungono risorse annue per la didattica che gli altri componenti del
Consorzio per il Politecnico ogni anno versavano all’Ateneo (circa 800.000
euro).”
Gli enti locali hanno sempre fatto la loro parte, non a caso i corsi di
Alessandria, in termini di costi per C.F.U. (crediti formativi universitari)
sono del 25% più bassi di quelli torinesi e del 35% minori di quelli vercellesi.
Quindi la nostra sede era più efficiente di altre, ma visto che dovevamo dare un
“grande segnale al Paese”, in splendida autonomia, abbiamo reso più complicato
l’accesso agli studi di studenti e diminuito la capacità di disseminazione della
conoscenza, che, a veder bene, è un pessimo segnale ad un Paese che chiede più
efficienza, ma anche più alto livello di democrazia.
Poi capiamo tante cose, allora il Rettore dica la verità: la ricerca incassa e
la didattica costa e non rende”.
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