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Giovedì 5 marzo 2026

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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24/01/2026

Chiesa, città e stampa responsabile: un incontro possibile?

Il caso del vescovo Guido Gallese, che in questi giorni assurge all'onore della cronaca. Titoli gridati e immagini alla base di un negativo giudizio morale

   

Chiesa, città e stampa responsabile: un incontro possibile?

Solo pochi mesi fa

da Alessandria24

 

Solo pochi mesi fa, in un’intervista pubblica e ampiamente documentata, il vescovo di Alessandria Guido Gallese mi raccontava, sulle colonne di “Traguardi Sociali”, il senso di alcune scelte pastorali e amministrative compiute negli ultimi anni, rivendicandone la coerenza con una precisa idea di Chiesa e di presenza sul territorio. Non erano tutte scelte accolte con consenso unanime. Anzi, alcune avevano generato strascichi polemici difficili da fare rientrare, specie nell’organizzazione ecclesiale.

Oggi, quelle stesse scelte vengono rilette alla luce di una Visita Apostolica che, nel giro di poche ore, è diventata per molti il segnale di un caso già chiuso nel giudizio, prima ancora che nei fatti.

Tra questi due piani – quello della verifica e quello della sua rappresentazione mediatica – si è aperto un vuoto che merita di essere colmato con ordine, misura e senso di responsabilità, soprattutto in una comunità come quella alessandrina, dove il rapporto tra Chiesa e città è storicamente intrecciato.

È utile chiarirlo subito: la Visita Apostolica non è un provvedimento eccezionale né una sanzione preventiva. È uno strumento ordinario previsto dal diritto canonico, attraverso il quale la Santa Sede esercita una funzione di ascolto e di verifica che riguarda l’intera diocesi, non soltanto la figura del vescovo. Ridurla a un processo, o leggerla come una condanna anticipata, significa forzarne il senso prima ancora di conoscerne gli esiti.

Il primo corto circuito si è prodotto proprio sul piano della narrazione. La notizia della Visita è stata immediatamente accompagnata da titoli, immagini e accostamenti simbolici che hanno suggerito uno stile di vita e un giudizio morale ben prima che emergessero elementi oggettivi di contestazione.

Oggetti, scelte personali e interventi materiali sono diventati indizi narrativi più che fatti da verificare, costruendo un racconto che ha finito per autosostenersi, dove la suggestione ha preceduto l’analisi. I titoli gridati, le immagini (Tesla, surf, mattone) hanno costruito un racconto morale, che, è difetto atavico di certo giornalismo alessandrino, perché precede le prove. È mera suggestione che prende il posto della documentazione. Non a caso proprio oggi, quando le prime opinioni si sono cominciate a confrontare, qualcuno finiva per mettere in luce l’inadeguatezza dell’intervento giornalistico e il suo pregiudizio.

Questo non significa negare il ruolo della stampa, né invocare una sorta di immunità ecclesiastica. Il controllo pubblico sulle istituzioni è legittimo e necessario. Proprio per questo, però, dovrebbe fondarsi su dati, documenti e responsabilità definite, evitando di sovrapporre piani diversi: quello pastorale, quello amministrativo e quello personale.

In questo quadro va ricordato che le scelte oggi rilette in chiave problematica erano state spiegate e motivate pubblicamente dallo stesso vescovo in precedenza. Non come atto pre-difensivo, ma come parte ordinaria del rapporto tra una guida ecclesiale e la comunità civile. Se una verifica è in corso, ed è giusto che lo sia, dovrà misurarsi su elementi concreti e coerenti, non su una loro rappresentazione simbolica.

Un ulteriore nodo riguarda la comunicazione istituzionale. In una fase di forte esposizione mediatica, un linguaggio esclusivamente spirituale, pur comprensibile nelle intenzioni, rischia di apparire inadeguato quando vengono evocati temi amministrativi ed economici. La trasparenza non è solo una questione di contenuti, ma anche di chiarezza comunicativa e di capacità di rispondere al livello del dibattito che si è aperto.

Scrivo queste considerazioni da giornalista, ma anche da presidente di un’associazione cattolica impegnata nel sociale e nel lavoro. Una posizione che non consente né il tifo, né il linciaggio. La critica è legittima quando è fondata; il sospetto permanente, invece, finisce per indebolire tutti, a partire dalla comunità che pretende di difendere. E critiche, a buon diritto, potrebbero trovare spazio in un corretto clima di dialogo. Cosa che in queste ore non può avvenire.

Una Visita Apostolica non è uno scandalo in sé, così come non è una assoluzione preventiva. È uno strumento di verifica, di ascolto e di discernimento. Una comunità matura non ha paura dei controlli, ma non può neppure vivere di giudizi anticipati.

La verità non nasce dai titoli, ma dai fatti; non dalle suggestioni, ma dal tempo necessario a comprenderli. È su questo terreno, sobrio e faticoso, che una Chiesa, una città e una stampa responsabile possono incontrarsi senza perdere credibilità.

 

Piercarlo Fabbio

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria