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domenica 28 gennaio 2007
PACS
Una legge per i conviventi è veramente necessaria?
Se ci si vuol bene e
si vuole essere garantiti del tutto c'è il matrimonio, altrimenti si possono
utilizzare una serie di strumenti come le polizze assicurative, la
co-intestazione di beni come la casa o il contratto d'affitto. Poi ci sono
contratti che i partner possono stringere per definire alcuni aspetti della loro
convivenza: dai lavori domestici alla suddivisione delle spese, alla creazione
di un fondo comune da suddividere in caso di rottura del rapporto. Infine una
procura per poter rappresentare il compagno in caso di grave malattia o
invalidità. Si tratta di contratti privati, che possono essere liberamente
stipulati e che non necessitano di un riconoscimento pubblico.
Chiaramente, sarebbe auspicabile la tassazione del cumulo dei redditi dei
conviventi non sposati, da destinare come aiuto a chi, invece, si assume ferme
responsabilità davanti alla collettività.
Le pensioni di reversibilità vanno riservate alle vedove. Non abbiamo fondi per
le pensioni minime e per quelle future dei giovani, non si vede perché si
dovrebbe allargare l'assistenzialismo dello Stato in questo campo. Vi sarebbero
poi enormi rischi di abusi, basti solo pensare ai casi di badanti che
accudiscono anziani soli.
Quanto all'eredità c'è già la quota disponibile (il 25% nel caso ci siano eredi
legittimi) che un convivente può già lasciare all'altro: sarebbe ingiusto
eliminare il primo, unico vero, coniuge dall'asse ereditario per inserervi
l'eventuale compagno dell'ultima ora.
Invece, una riforma necessaria sarebbe l'abolizione della deducibilità degli
assegni corrisposti al coniuge separato, e l'attribuzione di quanto lo Stato
ricavarebbe alle giovani coppie che vogliono sposarsi.
E tu cosa ne
pensi?
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