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mercoledì 17 febbraio 2010
La crisi economica. Per uscirne occorre rischiare
Alcune informazioni su come è nata e sul come potrebbe essere superata. Occorrono politiche anticicliche. Le banche devono rischiare e gli Enti Locali non si possono ritirare dal mercato per leccarsi le ferite, ma investire sul loro territorio per rilanciare l'economia. Una riflessione del sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio
Si legge ormai sulle
pagine dei quotidiani della crisi economica, con tanto di teorie sul fatto che
stia finendo, o che prima o poi finirà…
Ma quale sono state le ragioni della crisi, le sue origini? L’argomento appare
di interesse, non tanto per curiosità morbosa, quanto, soprattutto, per evitare
che fenomeni del genere possano ripetersi, e si commettano nuovamente gli stessi
errori.
Tre anni or sono scrissi – sulla scorta di ragionamenti condotti da osservatori
ed esperti - che l’introduzione imminente delle regole di Basilea 2 (le attuali
norme di erogazione del credito non erano allora ancora operative nel nostro
Paese) avrebbe comportato gravi problemi. Pochissimi parvero prendere tali
osservazioni come rilevanti, perché le nuvole erano, per quanto visibili, ancora
lontane all’orizzonte.
Che c’entra quella lontana osservazione con la crisi attuale? Tutti sanno che la
crisi finanziaria nasce dai mercati americani per problemi sui clienti
cosiddetti subprime, cioè acquirenti di prestiti detti anche “second
chance”. Si tratta di prestiti rischiosi sia per l’investitore, sia per il
prenditore di fondi, rispettivamente a causa degli alti tassi di interessi e
dell’inaffidabilità del cliente. E in finanza alto rischio si deve accompagnare
ad alto rendimento (il che fa aumentare il rischio).
Bene, i mutui subprime sono quindi semplicemente concessi a debitori che
non potrebbero avere altri crediti - in quanto aventi una storia creditizia di
inadempienze - sono più rischiosi e quindi più costosi in termini di interesse.
Un mutuo subprime è, per definizione, un mutuo concesso ad un soggetto
che non poteva avere accesso ad un tasso più favorevole nel mercato del credito.
I debitori subprime hanno tipicamente un basso punteggio di credito e
storie creditizie fatte di inadempienze, pignoramenti fallimenti e ritardi.
Ora, molti hanno dato in questi giorni la colpa ad una certa abitudine del
sistema capitalistico americano a far sì che la gente vivesse al di sopra dei
propri mezzi, quindi indebitandosi oltre il limite della ragionevolezza. Diamo
per buona questa spiegazione, sinceramente. Solo osserviamo che, se da un lato
c’è chi vuole vivere al di sopra dei propri mezzi, dall’altra parte ci vuole
qualcuno d’accordo a concedere credito. Ed allora, non tutti sanno che è proprio
il sistema delle regole di Basilea 2 che dice, in sostanza, che le banche devono
accantonare capitale a riserva in funzione non solo della quantità di credito
erogato, ma anche della sua rischiosità.
Quale è il tipo di investimento ritenuto più sicuro? Molti risposero: il
mattone. Così molte banche spostarono i loro capitali nel cemento, con il
risultato, per le leggi dell’economia, che una alta offerta abbassasse i prezzi,
cioè i tassi.
Ma l’economia non è, come ci dicono i matematici, una scienza esatta: quando si
alza l’inflazione il Governatore reagisce alzando i tassi di sconto da circa il
2% al 4%, in un tempo relativamente breve. A questo punto, poiché i mutui
subprime sulle case sono fatti tipicamente con piano “alla francese” (a rata
fissa, quindi a tasso di interesse decrescente e quota capitale crescente),
succede che quando i tassi crescono molto, i debitori cominciano a non potere
più pagare le rate dei mutui.
Fin qui potrebbe sembrare non ancora chiara la connessione con la crisi.
Proseguo allora con la storia, ricordandoci che quando il cliente non paga, la
casa è presa dalla banca, la quale la rivende per ritornare in possesso della
propria liquidità. Le prime operazioni funzionano, ma quando il fenomeno cresce,
l’effetto è quello di un eccesso di offerta di case in vendita, il che fa
ovviamente scendere il prezzo.
Le banche avevano accantonato garanzie proprio nel mattone (si ricordi
Basilea2), scendendo il prezzo anche il valore di tali garanzie scende. Si rende
necessaria una svalutazione e i bilanci di alcune banche americane vanno in
rosso.
E fin qui, anche se abbiamo fatto un altro passo avanti, potremmo non capire
perché oggi molte persone che conosciamo e che non hanno né conti in banche
americane né comprato case in America perdono il posto di lavoro in Italia.
Il fatto è che il problema non è rimasto confinato agli Stati Uniti, perché gli
americani avevano “cartolarizzato” i propri crediti, cioè venduto i crediti ad
altre banche. Il rimborso del credito dovrebbe garantire la restituzione del
capitale e degli interessi. Peccato che, se il credito diviene inesigibile, le
banche acquirenti di titoli cartolarizzati rischiano di perdere sia gli
interessi che il capitale versato.
Quali banche avranno abboccato? Eh, sì, proprio molte banche Europee, le quali,
ligie alla logica di Basilea2, avevano ritenuto sicuro investire nel mattone.
Così, da oltre oceano arrivano molte sofferenze (emblematico il caso della
Fortis, banca aiutata dal pesante intervento dei Governi Francese e Belga).
Così, concludendo la storia, il banale tecnicismo del piano di ammortamento
“alla francese”, comunemente applicato dal sistema finanziario internazionale
(che conviene alle banche e non sempre al debitore, poiché il piano rinvia tassi
crescenti nel futuro), e soprattutto le regole di un sistema finanziario
orientato teoricamente e paradossalmente alla prudenza (tanti investimenti in
attività potenzialmente poco rischiose), hanno creato un combinato disposto di
effetti disastrosi.
Credo che sia giusto allora che i cittadini sappiamo da dove ha origine la crisi
attuale, affinché spingano i propri governanti a cambiare rotta.
Certo, ora ci dicono che la crisi finirà e che il mondo andrà avanti, come
sempre è stato. Ma la domanda è: in quale tempi, ed a che prezzo per gli
innocenti?
Si legge che le regole di Basilea2 sono state pensate non a tutela dell’impresa,
ma a tutela del risparmiatore, il che è certamente vero. Ma i suoi effetti
paiono paradossali.
Senza andare a scomodare gli economisti classici, credo che proprio qui stia il
nocciolo della questione: pensare che si possa creare crescita inarrestabile
privilegiando una tipologia di capitalismo in cui gran parte del reddito e del
profitto sia derivante da rendimenti sicuri come la rendita da proprietà conduce
effetti come si è visto perversi. Facile oggi dire cosa si sarebbe dovuto fare,
e quali rischi avrebbe comportato una fuorviante applicazione di Basilea2.
Diciamo invece cosa oggi la classe politica deve dire per uscire dalla crisi:
che le banche tornino a fare le banche. Il mestiere del banchiere è quello di
misurare e correre il rischio. Ed il rischio è correlato al vero mercato, quello
delle imprese, dei prenditori di fondi per fare ripartire l’economia.
Consideriamo alla luce della mutata situazione le regole di Basilea2 (a partire
dai prossimi bilanci 2009 che verranno esaminati questa primavera), e diamo
indicazione affinché si tornino a correre dei rischi nelle imprese.
Serve una manovra anticiclica, serve investire, serve l’inversione della
politica economica. Si voleva difendere il risparmiatore, ma in una scienza non
esatta come l’economia, come si è visto, si sono distrutti posti di lavoro che
creano il reddito da risparmiare.
La gente deve sapere come sono andate le cose, perché capire è preliminare a
prendere le decisioni corrette. Si torni a finanziare l’economia reale. Non
prendere rischi, in questa situazione, è peggio che correrli.
Piercarlo Fabbio
Sindaco di Alessandria
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