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martedì 2 febbraio 2010
Bruno Pasino, il ricordo del coraggio
L'intervento del Sindaco Fabbio alla cerimonia di commemorazione della barbara uccisione del comandante partigiano. L'insegnamento per domani si riverbera dalla storia
In ricordo di Bruno
Pasino – 30 gennaio 2010
Autorità carissime,
generale Turchi, signora Rosa, Vincenzo e Mario,
la ricorrenza di questo evento drammatico potrebbe portare a evitare di
ricordare le vicende che hanno contraddistinto quei momenti. Lo ha fatto in
parte il Generale Turchi con rapidi cenni, qualche pennellata di storia. Non
devo riprenderlo certamente io, ma in questi giorni, i termini ricordare e
memoria sono un poco abusati, sono utilizzati come elementi costitutivi del
periodo. Dobbiamo tentare di comprendere se quei fatti, quegli eventi, a
distanza di tanti anni, mantengono inalterato il loro valore - la risposta è
ovviamente si - e che tipo di insegnamento devono recare con loro.
Quando Bruno Pasino, il 30 gennaio del ’45, poco prima della mezzanotte, venne
portato a Casalbagliano e trucidato con oltre 20 colpi di pistola insieme a
Giacomo Colonna, Osvaldo Caldano e Maurice Guichard, compiva il suo grande
sacrificio, conseguenza di un comportamento coraggioso, valoroso, leale, che era
prima la condotta di un militare che aveva osteggiato il nemico, e poi di un
combattente per la libertà che con l’8° Divisione “Giustizia e Libertà”, 3°
Brigata, dallo stesso comandata, aveva condotto una serie di azioni, proprio
qui, nella piana alessandrina. Ma il gesto era anche il risultato di quella
lealtà, che si ha nei confronti dei propri compagni, per i quali si decide di
immolare la propria vita piuttosto che tradirli. È un fatto, questo, di enorme
importanza, non so se sta più nel contesto dei momenti che si vivono, o nella
grandezza degli uomini che vivono quei momenti. Ma forse le due cose posso
essere messe assieme.
È la grandezza degli uomini che fa grandi quei momenti.
Questi uomini grandi, che si sacrificano per valori incommensurabili quali la
libertà, la lealtà, l’amicizia, sono uomini che dobbiamo prendere ad esempio per
il nostro percorso di vita. E questo percorso di vita come deve essere oggi?
Quello di una pacificazione accorta, o quello di un’accelerazione inopportuna e
instabile? Sta qui l’elemento del nostro interrogativo. Il dubbio sul nostro
cammino quotidiano sta in questa dicotomia. È vero che la storia la scrivono i
vincitori e la leggono gli sconfitti che ne sono, molte volte, insoddisfatti,
ma, quando, i vincitori decideranno che vi debba essere o che debba essere
ridotta l’insoddisfazione degli sconfitti? Questo sembrerebbe un altro elemento
difficile a cui giungere.
Bruno Pasino, nel momento in cui arriva all’estremo sacrificio, attraverso gli
stadi descritti, fosse oggi vivo, ci chiederebbe di essere rigidi, assolutamente
intransigenti, o ci chiederebbe, piuttosto, anche di mettere nel nostro codice
di ragionamento sulla storia, le ragioni, pur ormai sconfitte e seppellite degli
sconfitti?
È difficile sapere cosa sta negli animi degli uomini, ma è certo che un passo in
avanti, anche piccolo, anche pur minimo, debba essere condotto.
Un tentativo, non tanto di capire chi ha fatto scelte sbagliate, ma un
tentativo, a sessant’anni di distanza, di comprendere come è stato difficile
quel periodo in cui discernere era un ulteriore atto di coraggio, un periodo in
cui la scelta era ulteriore atto di grandezza. Questo non lo può togliere
nessuno alla storia e ai vincitori.
Dall’altra parte dobbiamo tentare di approfondire, senza cambiare giudizio,
anche quali ragioni potesse avere la parte avversa.
Certo in questi episodi le ragioni che prevalgono sono quelle della violenza e
non sono accettabili. In episodi come questo, le ragioni della barbarie non
possono essere cancellate da nessun approfondimento storico, ma di fronte a
grandezze umane di tali dimensioni non ci si può sottrarre, però, dal pensare
che la grandezza di un uomo è anche quella di esercitare la propria capacità di
dubbio.
Queste cose stanno dentro ad un codice di insegnamento che Bruno Pasino ci ha
trasmesso con la sua morte, con il suo sacrificio, con le sue azioni, con le sue
scelte
Noi riteniamo che non possa esercitarsi ogni anno solo una sterile celebrazione
di un evento. Dobbiamo cercare qualcosa in più: un’occasione per arricchire la
storia di ulteriori elementi di conoscenza.
Io non sono uno storico, e non so dove vada la conoscenza, né dove vada trovata,
ma è chiaro che una maggiorazione di conoscenza va assolutamente individuata.
Io penso che Bruno Pasino, la Medaglia d’Oro al Valor Militare, questo volesse
da noi: non retoriche celebrazioni, non solamente un ricordo stentato ogni anno,
ma offrirci occasioni. Occasioni per approfondire, per riflettere, per
conoscere, non solo quei fatti che ci sono ormai stagliati nella memoria e che
lo riguardano direttamente, ma, per sublimazione, tutta una storia, un contesto,
una quotidianità che oggi, cerchiamo faticosamente di leggere fuori dagli odi,
dalla barbarie, dalle questioni troppo legate alla cronaca.
Saltare dalla cronaca dentro la storia. Non è un passaggio facile, specie per
periodi così contrastati, per periodi ove gli elementi di guerra civile ci sono
eccome, purtroppo, e che noi continuiamo a ricordare accentuando l’elemento
della scelta di molti nostri giovani. Sì, certo, guerra di liberazione, ma
basata su sacrificio di fratelli che hanno scelto parti diverse e che
imbracciano la violenza, alcuni molto più degli altri, per trovare ragione alle
proprie scelte.
Sono stati puniti dalla cronaca, da una prima parte della storia, questa storia
non ritorna più indietro, ma ha bisogno di essere arricchita.
Da questo punto di vista, siamo degli apprendisti stregoni. Siamo persone che
hanno bisogno di ulteriori notizie.
Il capitano Bruno Pasino non era uno dei tanti giovani inconsapevoli, fattosi
trascinare da altri. Era un leader. Era qualcuno che a diversità di altri, aveva
fatto una scelta convinta e consapevole; aveva preso contatti con l’onorevole
Pivano, non si era trovato per caso in mezzo al cammino dell’eroismo. Era eroe
già di per se stesso. Quindi ancora di più, noi dobbiamo prestare fede ad ogni
piccolo elemento della sua esistenza, della sua opzione, del suo tragitto, delle
sue azioni.
Io devo ringraziarlo, come se oggi fosse vivo di fronte a me, perché ci dà
l’opportunità di condurre questi ragionamenti… così, con pacatezza,
tranquillità, in libertà, sapendo che, magari, tra noi ci distinguono piccoli
aspetti rispetto alla valutazione di quel periodo, ma sapendo anche che, la
libertà, da lui stesso ci è stata consegnata attraverso il sacrificio della sua
persona, ma non attraverso il sacrificio dei suoi ideali, che, invece, si sono
rafforzati, imposti alla nostra comunità, divenuti riferimento per la nostra
vita di oggi e per il nostro futuro.
È per questo che ancora una volta, un anno dopo esserci visti per la stessa
ragione, lo ringraziamo per ciò che ha fatto per noi.
Piercarlo Fabbio
sindaco di Alessandria
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