Lo tsunami
finanziario scoppiato alla fine del 2008, com’era previsto, comincia a produrre
tutti i suoi effetti negativi sul piano economico sociale con intensità diverse
a livello planetario.
Sono soprattutto le
economie dei Paesi occidentali le più colpite, anche se conseguenze devastanti
si sono determinate in molti Paesi del cosiddetto Terzo e Quarto Mondo.
Un capitalismo
finanziario incontrollato e incontrollabile ha causato alle economie reali dei
paesi più industrializzati danni irreparabili, mentre il nuovo quadro delle
economie di scala a livello planetario mostra le nuove realtà di Cina, India,
Corea del Sud, Brasile e Indonesia, come i nuovi campioni destinati a modificare
profondamente la stessa divisione del lavoro e dei profitti a livello
internazionale.
All’ALCOA, Termini
Imerese, Pomigliano d’Arco, ma anche a Mirafiori e in molte altre realtà della
fascia pedemontana padana, si tocca sulla pelle dei lavoratori il dramma di una
disoccupazione oltre la soglia dell’8-9 %, uno o due punti sotto la media della
disoccupazione europea, ma, in ogni caso che colpisce già oltre due milioni di
lavoratori.
Sono sei o sette
milioni di italiani colpiti direttamente da questa nuova drammatica situazione,
alla quale il governo è riuscito sino ad ora a porre qualche rimedio con gli
ammortizzatori sociali e con una politica finanziaria e fiscale di grande
accortezza ed equilibrio sotto la regia del ministro Tremonti.
Non basta più la
tradizionale protesta sindacale, con organizzazioni peraltro colpite da un grave
fenomeno di precaria rappresentanza, come sta indicando ciò che accade
all’interno della CGIL alla vigilia del prossimo congresso nazionale.
Cambiata
profondamente la composizione della struttura produttiva del nostro Paese,
sempre più realtà di piccole e medie aziende, si assiste, viceversa, ad un
sistema sindacale espressione ancora della vecchia realtà industriale, con
organizzazioni sempre più rappresentative soprattutto di pensionati e dipendenti
pubblici, ma sempre meno capaci di rappresentare gli interessi e i valori delle
nuove realtà delle piccole e medie imprese, per non parlare delle nuove leve dei
lavoratori precari, privi di qualsivoglia concreta forma di tutela e
rappresentanza sociale.
Viviamo una
condizione di estrema anomia, non solo caratterizzata da una forte discrepanza
tra mezzi e obiettivi all’interno di differenziati ceti e categorie sociali.
Situazione questa, foriera di frustrazioni e potenziali gravi fratture sociali,
ma anche il venir meno di quelle strutture sociali intermedie che un tempo si
ponevano come naturali ammortizzatori nelle situazioni di crisi.
Anche la famiglia,
sempre più attaccata da logiche e culture figlie del relativismo nichilista,
seppure ancora rappresenti l’ultima ancora di salvezza, vive una situazione di
forte difficoltà e reclama scelte politiche non più rinviabili da parte del
governo.
Nuove strategie di
politica economica e industriale s’ impongono all’interno di un sistema di
divisione internazionale del lavoro che non permette più di ragionare secondo
vecchi schemi.
Mai come oggi ci
sarebbe bisogno di un’Europa capace di realizzare nel concreto quei principi di
sussidiarietà e solidarietà di cui si riempiono tutti i documenti dell’Unione,
ahimè, ridotta a un simulacro di organismo politico unitario.
È tempo che, come ci
ha indicato il presidente della CEI, card Bagnasco, nella recente prolusione al
consiglio permanente della conferenza dei vescovi italiani, “nuove leve di
cattolici impegnati in politica” s’impegnino per offrire proposte e
testimonianze coerenti con la dottrina sociale della Chiesa che, ancora una
volta, si sta dimostrando come una delle poche proposte in grado di affrontare
le nuove sfide che la realtà richiede. Anche per questo, dopo il voto di Marzo,
sarà bene ricostruire nel Paese la presenza dei popolari di ispirazione
degasperiana per farli uscire dall’irrilevanza in cui si sono perduti nel PD e
per offrire allo stesso Pdl una componente forte e rappresentativa di quei
valori del PPE cui si ispira il partito stesso.
Don Chisciotte